Quando compare l’alfabeto?

È con la nascita dell’alfabeto che la scrittura raggiunge la piena maturità e diventa un sistema efficiente per conservare le informazioni e comunicare anche a grande distanza.

Il passaggio evolutivo più importante per lo sviluppo della scrittura è rappresentato dall’invenzione dell’alfabeto, un sistema di simboli nel quale i segni cessano di fare riferimento all’oggetto che rappresentano e corrispondono esclusivamente a un suono. Il primo alfabeto nasce intorno al 1800 a.C. ad opera di popolazioni semitiche (Assiri, Sumeri, Ebrei, Arabi) nell’area mesopotamica, proprio dove migliaia di anni prima era apparsa la scrittura cuneiforme. Tutti gli alfabeti del mondo, compresi il greco, l’arabo, l’ebraico, il romano, il cirillico derivano in un modo o nell’altro dall’evoluzione di quell’originario codice semitico.

È curioso notare che, inizialmente, l’alfabeto non comprendeva tutti i suoni disponibili (almeno dal nostro punto di vista). L’alfabeto fenicio, sviluppatosi intorno al 1650 a.C., così come il semitico non aveva vocali, che erano considerate estensioni sonore dei segni. La conseguenza? Era impossibile leggere ad alta voce uno scritto fenicio senza conoscere la lingua, sapendo quindi quali vocali inserire tra le consonanti del testo. Per quanto possa sembrare scontato al giorno d’oggi, l’introduzione delle vocali nell’alfabeto fu una fantastica intuizione. Nel caso degli alfabeti privi di vocali, imparare a scrivere è infatti molto più difficile. Ancora oggi l’alfabeto ebraico, codificato per la prima volta intorno al 200 d.C., e quello arabo, apparso nel 325 d.C., non contengono vocali. Nelle scuole israeliane, però, fino alla terza elementare, vengono aggiunti punti e linee vicino alle lettere per far comprendere ai giovani in che modo la parola deve essere letta. Un’altro esempio di scrittura priva di vocali è il giapponese, che usa una specie di alfabeto detto Katakana, nel quale ogni segno rappresenta una consonante più un suono vocalico, ovvero una sillaba: per esempio ma, me, mi, mo, mu. Un sistema simile è retaggio del concetto che le vocali non siano che estensioni sonore delle consonanti, ma richiede un numero di simboli molto superiore ai 21 cui siamo abituati.

Il Katakana è comunque già un miglioramento rispetto alle scritture totalmente ideografiche come il cinese. Partendo da un sistema simile, l’adozione di un sistema alfabetico assume anche un aspetto politico. Come accadde nel 1443, in Corea, quando il re Sejong della dinastia Yi fece adottare un alfabeto che permettesse alla scrittura di essere più accessibile ai suoi sudditi. Gli studiosi che avevano passato anni ad apprendere i caratteri cinesi continuarono a usarli, perché la letteratura voleva essere elitaria, ma da quel momento la scrittura non fu più privilegio di una ristretta minoranza.

 

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