Il linguaggio- I parte

www_iovalgo_com_È impossibile comprendere il comportamento umano senza prendere in considerazione l’enorme influenza del linguaggio. Il linguaggio è lo strumento principale con cui gli esseri umani si scambiano le informazioni tra le generazioni, con i contemporanei e persino con se stessi. La capacità di pensare e di esprimerci verbalmente ha ampliato enormemente il nostro controllo sul mondo: siamo in grado di dare un senso non solo al presente, ma anche al passato e al futuro Trasformandole in parole, possiamo comunicare idee nuove e complesse e apprendere cose non sperimentate direttamente. Anche le relazioni umane si costruiscono attorno al linguaggio: esso ci aiuta a sviluppare l’autocoscienza ed è un potente strumento di influenza sui nostri simili.

Fatti per parlare

La capacità di comunicare in modo sofisticato ci differenzia da tutte le altre specie. Possediamo organi fonatori altamente specializzati: la cavità della nostra gola contiene corde fibrose che si avvicinano o si allontanano per variare il flusso d’aria che le attraversa. Possediamo anche muscoli facciali molto mobili che ci consentono di formare suoni precisi. La vera chiave del linguaggio, però, è un cervello complesso che controlla i nostri organi fonatori, interpreta il linguaggio e collega i simboli con le parole. Il cervello umano pensa a cosa dire e lo traduce in parole; nessuno dei suoni prodotti agli animali si combina fino a formare qualcosa di tanto complesso come il linguaggio umano. Pronunciare, leggere o ascoltare anche una sola parola coinvolge l’attività elettrica di circa un milione di cellule nervose. Le due aree linguistiche dell’emisfero destro furono scoperte da Paul Broca e da Carl Wernicke nel XIX secolo, grazie a studi sui disturbi linguistici di persone con lesioni in quelle zone cerebrali. L’area di Wernicke conferisce senso alle parole che udiamo o che leggiamo. Quella di Broca elabora la produzione del linguaggio e la scrittura.

Linguaggio “innato”

Il-linguaggio-universale-Introduzione-alla-Psicologia-Nr_-36_Fotolia_31703089_Subscription_Monthly_M-CopiaI bambini imparano a parlare correttamente in breve tempo, il che fa pensare che l’uomo sia programmato per imparare il linguaggio. Vi è un periodo critico molto precoce per apprendere a distinguere e a riprodurre i diversi suoni di una lingua con la precisione di un parlante nativo. Il cervello di un neonato contiene milioni di cellule sensibili a ogni suono che un essere umano è in grado di emettere. Quelle attivate frequentemente dai modelli linguistici e dai suoni della comunità del bambino formano connessioni più complesse. Dai quattro anni circa le cellule innate iniziano a deperire. Quasi tutti i bambini imparano a parlare fluentemente senza sforzo la madrelingua, semplicemente udendola parlare e interagendo con gli altri. Tuttavia, se privati di tale stimolazione in età precoce, possono avere problemi ad apprendere il linguaggio. Ciò è esemplificato dal caso ben documentato di Genie, una bambina di 13 anni che fu salvata da uno stato di estrema deprivazione all’inizio degli anni ’70 del XX secolo. Genie aveva trascorso la vita chiusa in una stanza con scari contatti con gli altri. Quando fu trovata, non aveva quasi mai udito parole e non era in grado di parlare. Con l’insegnamento Genie si formò un considerevole vocabolario, ma non fu mai in grado di capire come collegare le parole in modo sensato. Benché ciò fosse in parte ascrivibile all’abuso emotivo subìto, era probabilmente troppo tardi perché le aree linguistiche del suo cervello potessero funzionare normalmente.

La percezione linguistica

Una lingua è fatta di frasi, che si suddividono in parole, formate da sillabe, con consonanti  e vocali. Una delle teoria sul riconoscimento linguistico sostiene che, ascoltando i suoni, riproduciamo inconsciamente i movimenti atti a produrli, riuscendo così a identificarli. È certamente vero che osservare il movimento delle labbra facilita la “ricezione” del linguaggio. In effetti, ciò che vediamo può persino modificare ciò che udiamo. Se il suono “baba” pronunciato da una persona viene sovrapposto a un video della stessa parola che dice “gaga”, si sentirà “dada” (un suono intermedio tra i due). I suoni base della lingua vengono sempre recepiti come suoni “puri”. Per esempio, due consonanti come “b” e “d” possono essere miscelate elettronicamente in modo da creare una serie di suoni intermedi, ma ciò che si percepisce sarà soltanto l’una o l’altra. Anche il contesto è importante nel riconoscimento linguistico. Le parole sono più facili da identificare quando sono parte di una conversazione, mentre sono più difficili da riconoscere se vengono scisse e presentate da sole. Secondo uno studio solo il 30% delle parole viene riconosciuto con percezione isolata. Viceversa, se alcune consonanti vengono sostituite da rumori casuali, le parole restano riconoscibili.

Comprensione ad alta voce

Gli esseri umani producono il linguaggio a una velocità di circa 12 suoni al secondo. Tuttavia possiamo comprendere la nostra madrelingua anche con una frequenza di 50 suoni al secondo. Se un “click” viene ripetuto 20 o più volte al secondo, non siamo più in grado di udire una sequenza di suoni separati, ma sentiamo un semplice brusio. Quindi, come possiamo comprendere un discorso pronunciato tanto velocemente da renderci impossibile identificare le sue componenti sonore? Se conosciamo il contesto del discorso, il cervello è in grado di “colmare le lacune” tra i suoni che riesce a identificare.

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