La memoria- II parte

Recuperare un ricordo

cancellare-brutti-ricordi

Il riconoscimento è verifica quando abbiamo di fronte degli stimolatori mnestici; è per questo che un questionario a scelta multipla è più facile di uno con domande aperte. È difficile descrivere a memoria tutti i segni stradali, ma se li vediamo li riconosciamo immediatamente. Il recupero richiede un’elaborazione maggiore rispetto al riconoscimento: dobbiamo generare diverse risposte prima di valutare quella “corretta”. Ricordiamo più facilmente un’informazione quando ci viene dato un indizio, come l’iniziale di una data parola. Tali inizi possono anche essere inconsci: una canzone può rammentarci un luogo o una persona e innescare una catena di ricordi. Benché i contenuti di apprendimento vengono perduti e rimanga solo ciò di cui abbiamo conoscenza, gli indizi contestuali sono i responsabili dell’inspiegabile affiorare delle conoscenza immagazzinate. Quando incontra uno stimolatore efficace, la “rete mnestica” viene attivata, facendo emergere il ricordo; quante più connessioni esistono nella rete, tanto migliori sono le probabilità del recupero.

Perché si dimentica?

Possiamo dimenticare qualcosa soltanto se l’abbiamo codificata come informazione a breve termine, per cui a volte “non ricordiamo” perché l’informazione non è entrata nel magazzino a lungo termine. Più spesso, però, perdiamo l’accesso a un ricordo: il libro c’è ancora, ma abbiamo perso la scheda che ci dice su quale scaffale si trova. Talvolta riusciamo ad accedere a una parte dell’informazione immagazzinata, come quando sentiamo di avere qualcosa “sulla punta della lingua”. Possiamo persino sapere che la parola che cerchiamo inizia con la “b”. In questi casi è probabile che l’informazione ci torni in mente in un momento successivo. I problemi di recupero sono più frequenti quando c’è un’interferenza da parte di un altro ricordo che utilizza lo stesso indizio. La maggior parte di noi ricorda il proprio numero di telefono e forse quello precedente, ma che dire di quello ancora prima? Una volta lo conoscevamo bene, ma l’attuale numero interferisce col vecchio ricordo. Le difficoltà nel recupero possono anche essere dovute a un blocco delle connessioni cerebrali o a una riduzione dei segnali per scarso impiego di quel ricordo o per una lesione. Quando non vengono recuperati, i ricordi tendono a sbiadire e infine scompaiono.

La memoria nelle diverse età

La memoria a breve termine di un bambino piccolo è molto limitata. I bambini di uno-tre anni usano frasi brevi perché non riescono a idearne di lunghe e supportano il ricordo con l’azione, “raccontando” una storia con i gesti piuttosto che con le parole. Gli adulti hanno un altro vantaggio sui più giovani: possiedono molti più ricordi e pertanto più legami, nella “rete” della memoria. Invecchiando, tuttavia, risulta più difficile ricordare fatti nuovi e rievocare i vecchi. La difficoltà di memorizzazione può essere dovuta alla minore “elasticità” del cervello: le cellule nervose sono collegate più strettamente tra loro in pattern familiari, per cui sono necessari stimoli più intensi per formare nuove connessioni. La memoria a breve termine ha il suo picco nella tarda adolescenza, mentre quella a lungo termine verso i 30 anni; entrambe mostrano poi un graduale declino. La maggior parte delle persone sopra i 40 anni sa che la sua memoria non è più la stessa di prima. Capita più sovente di dimenticare dove si è messo un oggetto e si scordano più spesso i nomi. Con l’età diventa anche più difficile apprendere nuove abilità o destreggiarsi tra diversi compiti, ma le esperienze di vita e i compiti consolidati si ricordano bene a tutte le età. Se esercitata, la memoria si conserva meglio. I ricordi antichi possono essere conservati mediante la reiterazione e quelli nuovi si formeranno se ci si esporrà frequentemente a esperienze nuove ed eccitanti.

Troppo piccolo per ricordare

Pochi adulti ricordano gli eventi precedenti ai primi due anni di vita ed è difficile accedere ai ricordi precedenti ai cinque. La maggior parte delle persone con fratelli più piccoli ricorda la loro nascita solo se successiva al loro terzo compleanno. Poiché l’ippocampo, l’area cerebrale coinvolta nella composizione delle parti di “memoria a lungo termine”, non giunge a maturazione se non a circa tre anni, un bambino più piccolo non è in grado di formarsi ricordi espliciti. Secondo un’altra spiegazione dell’amnesia infantile i bambini piccoli non possiedono il linguaggio, le competenze organizzative o nemmeno il senso di sé necessari a foggiare ricordi strutturati. E neppure usano la reiterazione per immagazzinare un ricordo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...